Si è vero l’ho fatto  anch’ io … anch’ io l’ho pensato e ho cosiderato dei matti quelli che mettevano gli impianti storti.

Quando ho iniziato a lavorare nel settore odontoiatrico e implantologico , parliamo degli anni 90 , l’impianto era una radice artificiale e come radice doveva essere in asse con la componente protesica e in continuita’ anatomica con la corona.

Negli anni abbiamo dovuto progressivamente fare i conti con pazienti con ridotta disponibilita’ ossea; sono venute incontro alle nuove esigenze cliniche le tecniche rigenerative e di rialzo dei seni mascellari.

Queste procedure fortemente invasive risolvevano molti dei problemi che i clinici avrebbero affrontato negli anni, procedure che mostrarono i loro limiti a distanza di qualche anno.

Successivamente arrivarono gli impianti corti in aiuto della moderna implantologia, utili, ma non sempre risolutivi delle atrofie piu’ severe, per via della necessita di essere inseriti come elementi di supporto in progetti protesici estesi (impianto intercalato o ultimo elemento per evitare cantilever).

Negli stessi anni abbiamo abbandonato il concetto di continuita’ anatomica a favore di piattaforme ridotte (platform switch) e la protesi avvitata sta progressivamente scalzando quella di tipo cementato, eliminando, di fatto, la difficile gestione della cementazione.

Quando a meta’ degli anni 90 vidi i primi casi di Paulo Malo pensai che i portoghesi avevano un’ idea distorta dell’implantologia.

Sbagliavo: ero ancora ancorato all’idea che gli impianti fossero delle radici artificiali, che la loro sopravvivenza fosse indissolubilmente legata al buon asse implanto-protesico e che l’impianto fosse protesicamente guidato e che l’osso fosse da rigenerare in caso di volumi insufficienti.

Paulo Malo e la sua tecnica si sono progressivamente affermati sfatando i miei dogmi fondamentali sull’implantologia.

Oggi le tecniche da lui protocollate sono alla base della moderna implantologia, il tempo gli sta dando ragione.

Oggi un’ azienda implantologica moderna deve avere soluzioni protesiche per la tecnica di Malo.

Oggi i 4 impianti sono uno standard di protesizzazione , a volte abusato, che tutti i clinici dovrebbero prendere in considerazione su atrofie importanti.

Gli abutment tipo Multi Unit o MUA sono presenti nel catalogo AbutmentCompatibili.com con altezze di transmucoso personalizzate e angoli da 0°, 17° e 30° .

I MUA Multi Unit uniformano diametro e connessione degli impianti su un nuovo livello protesico con una meccanica dedicata alla protesi multi elemento avvitata.

La componentistica TPA Asse Angolato utilizzata su MultiUnit MUA permette di incrementare la correzione degli angoli implantoprotescisi con un +15° o +25°

Questa ulteriore possibilita’ permette di riportare sulla faccia occlusale degli elementi protesici disassamenti protesici da 45° o 55° permettendo al clinico e al protesista di spingere al limite la tecnica All On 4®.

Le soluzioni ad Asse Inclinato TPA utilizzabili su Multi Unit MUA sono disponibili nelle versioni sovrafondibili in CoCr e basi da incollaggio per strutture in zirconia.